Uscire dalla crisi economica e sociale? Un’idea su alcuni punti per un’azione di Governo

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PROBLEMI E SPUNTI PROGRAMMATICI PER UN’ AZIONE DI GOVERNO

 

  • ISTITUZIONI E RIFORME

 

Le recenti vicende in materia di istituzioni e di referendum costituzionale, impongono una riflessione sul significato della nostra costituzione e sulle relative prospettive future.

In circa un cinquantennio di storia repubblicana, la costituzione uscita dall’assemblea costituente ha conosciuto, sinora, solo parziali modifiche, ed oggi si pone all’attenzione di tutti il problema soprattutto della governabilità del paese.

Un eccessivo numero di esecutivi ha fatto conoscere, al nostro paese, una politica per molti tratti improntata più alla gestione dell’ordinario, che ad una visione strategica complessiva.

Causa non ultima la mancanza di coesione e la formazione di governi tra forze spesso incompatibili, unitamente alla previsione media di una non lunga durata dei governi in carica

Ma, come sappiamo, i costituenti erano più preoccupati dall’equilibrio dei poteri, che dalle esigenze di governabilità.

Una maggiore attenzione alla governabilità è quindi importante e vanno preferiti meccanismi che favoriscano la durata degli esecutivi e le scelte chiare.

In tal senso, personalmente propugno il definitivo superamento della forma di repubblica parlamentare, per l’adozione di una repubblica presidenziale, basata sull’elezione diretta del presidente della repubblica da parte dei cittadini.

La legge elettorale dovrebbe basarsi su collegi uninominali con elezione di chi ottiene il maggior numero di voti.

Importante anche uno sbarramento al 7 per cento, per evitare posizioni poco rappresentative del corpo elettorale.

In tal senso, le forze minori potrebbero aggregarsi, se pensano, da sole, di non riuscire a raggiungere tale quorum.

Il governo si formerebbe intorno al presidente eletto, che rivestirebbe doppia carica di capo dello stato e capo di governo.

La proposta referendaria, rispetto a queste modifiche, è naturalmente molto meno rivoluzionaria, e si basa su meri correttivi di sistema, come una modifica del bicameralismo perfetto, e la fiducia al governo, da far votare solo alla camera dei deputati.

Modifiche forse importanti, ma che sicuramente inciderebbero meno sugli assetti politici, rispetto al passaggio da una repubblica parlamentare ad una presidenziale.

Peraltro aggiungerei, quanto al sistema di governo, che l’esecutivo possa essere dimissionario solo in caso di sfiducia costruttiva, cioè solo quando unitamente alla sfiducia, sia praticamente già pronto un governo alternativo che abbia già i numeri per governare.

I parlamentari che votassero la mozione di sfiducia, contemporaneamente, quindi, voterebbero anche la fiducia al nuovo esecutivo.

ll governo dovrebbe comunque ottenere la fiducia del parlamento, che preferirei unicamerale, con abolizione completa del senato.

Quanto agli enti locali, abolizione completa di regioni ed enti provinciali.

Le prime non erano entrate in vigore, prima del 1975, eppure le cose funzionavano comunque.

Quanto all’ente provincia, gran parte delle sue funzioni sono gestite in concorrenza dal comune, ed anzi talora assistiamo ad una sovrapposizione inutile di funzioni.

Tanto vale abolirla completamente ed assegnare tutte le funzioni ai comuni.

Ovviamente questa misura porterebbe a soluzione anche l’attuale intricata situazione di tali enti, ed altrettanto ovviamente bisognerebbe espressamente prevedere l’estinzione di ogni e qualsiasi rapporto di credito/debiyo tra provincia ed ente statale e lo stesso dicasi per i rapporti tra stato e regioni.

Le posizioni giuridiche, relative invece a rapporti tra ente pubblico e privati, e dicasi lo stesso per la regione, sarebbero ex lege ereditate dallo stato, se trattasi di regione, dal comune, se trattasi di provincia.

  • GIUSTIZA E BUROCRAZIA.

 

Molti impedimenti allo svolgimento di importanti funzioni economiche ed imprenditoriali dipendono dalla pletora di regole e di vincoli burocratici da osservare.

Un aiuto contro questi vincoli potrebbe provenire dall’abolizione della necessità di autorizzazioni e quant’altro.

Propongo una autodichiarazione di inizio attività, o continuazione di pregressa attività, che permanga con valore legale, fin tanto che eventuali controlli successivi non le tolgano espressamente efficacia, sulla base di accertamenti di conformità alle varie normative, di natura soprattutto amministrativa.

Un effetto depotenziante su tutto il nostro sistema economico, riconduce ai problemi in materia di amministrazione della giustizia.

Cause lunghe, incertezze e via dicendo, di certo non favoriscono il sistema economico.

In tal senso occorrerebbero significative riforme.

In ambito penale: depenalizzazione estesa per i reati sino a 6 anni di reclusione, da trasformare in illeciti depenalizzati amministrativi, ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 689 del 1981.

Per maggiori esigenze di giustizia, evitare le sperequazioni, che l’adozione di riti speciali, innestati nel processo penale post sistema inquisitorio e quindi post codice di procedura penale Rocco, ha comportato, anche con questioni sulla dubbia costituzionalità di certe disposizioni.

Valorizzazione in massima misura del sistema del contraddittorio e netta restrizione, quindi, dei casi in cui sia consentito l’incidente probatorio.

Eccessivi errori giuridici sono derivati da processi penali, basati sulla competenza funzionale dei vpo, vice procuratori onorari.

La funzione di pm dovrebbe essere gestita solo ed esclusivamente da magistrati dell’ordine giudiziario, con esclusione di qualsiasi magistrato onorario.

Per i ricorsi in appello o direttamente in cassazione, se proposti dal PM (nel senso che, in base all’attuale normativa, è consentito saltare l’appello) implementazione di un filtro di ammissibilità, analogo a quello attualmente in vigore per i ricorsi in sede civile.

Introduzione di maggiori criteri di professionalità, con analisi periodiche condotte sull’operato de magistrati non solo da parte di organismi autonomi, interni alla magistratura, ma anche da parte di organi ministeriali, esterni alla magistratura.

Assoluta separazione di carriere tra pubblico ministero e magistrato giudicante.

I pm dovrebbero essere inquadrati non più tra i magistrati, ma tra gli organi riconducibili all’avvocatura dello stato.

Previsione di un tetto massimo sugli stipendi dei magistrati.

Assoluta incompatibilità tra incarichi privati e funzione di magistrato.

Alcuni di questi principi valgono anche per il diritto civile ed amministrativo.

In queste ultime materie, molti sarebbero gli argomenti meritevoli di una riforma, compresa quella del diritto di famiglia, con previsione di un diritto anche da parte di singles di adottare, a superamento della normativa attuale.

Il processo civile dovrebbe ulteriormente favorire le soluzioni extragiudiziali, ed i casi di arbitrato.

Arbitrato e preventiva, obbligatoria, mediazione, prevista per talune materie, dovrebbero essere obbligatoriamente sottratti alle attuali figure, ed assegnati solo a giuristi scelti tra docenti, avvocati o ex magistrati.

Troppi errori si desumono da una gestione di questi casi affidati a mediatori, che non hanno una sufficiente esperienza in materia.

Anche al fine di prevenire un eccesso di processi pendenti in materia civile, estensione dei casi di applicabilità di procedimenti speciali, in particolare per decreto ingiuntivo.

In materia amministrativa, previsione di procedure alternative al contezioso giudiziario, come già previsto in ambito fiscale.

Revisione dei processi innanzi al tar ed al consiglio di stato.

Maggiore estensione degli strumenti di giustizia amministrativa, quali ricorsi gerarchici ed in opposizione.

 

  • FISCALITA’, CONTI PUBBLICI ED ECONOMIA

Ritorno a funzioni di politica monetaria autonoma per la banca d’Italia, con modifica degli attuali trattati europei.

Si è notato come una politica monetaria comune, gestita dalla BCE, non abbia gli stessi effetti su tutti i membri dell’unione.

In tal senso, svincolare determinate voci di bilancio dal rispetto dei parametri europei, segnatamente quelle destinate ad investimenti per supportare la crescita economica.

Creare appositi indici flessibili di bilancio, correlandoli in particolare alla fase del ciclo economico in cui ci si trova.

Introduzione di un tetto alle aliquote fiscali in Costituzione, così da rendere incostituzionale ogni normativa di legge ordinaria che li superi.

Favorire nuovi distretti economici, supportadoli con misure agevolative, tra cui sostanziali defiscalizzazioni nei periodi iniziali.

La misura potrebbe essere considerata contraria ai trattati europei, e quindi, in tal senso, occorre prevedere una riforma dei medesimi anche sotto tale profilo.

  • IL DEBITO PUBBLICO.

 

Prevedere che una determinata quantità monetaria possa essere creata, ogni anno, dalla banca d’Italia, in deroga alla normativa europea, per rimborsare a rate il debito pubblico.

Opterei per una cifra attorno ai 50 miliardi annui.

Questo consentirebbe un graduale rientro.

Sarebbe comunque opportuno non rendere di pubblico dominio se nel singolo anno la banca d’Italia si sia avvalsa o meno di tale misura, così da disincentivare intenti e movimenti speculativi di tipo inflazionistico.

Provvedere alla dismissione del patrimonio pubblico, sia societario, che immobiliare, eventualmente avvalendosi di correlati strumenti di cartolarizzazione.

 

  • CONCLUSIONI

 

Ovviamente, molte sono le problematiche che si pongono all’attenzione pubblica e dell’azione politica in generale.

Non abbiamo avuto la pretesa di considerare l’universo di tali questioni, ma ci siamo limitati ad indicare alcuni principali punti programmatici, a nostro avviso particolarmente rilevanti in ambito economico e dal punto di vista del miglioramento della gestione pubblica complessiva e delle istituzioni.

Rimarchiamo di non far parte di nessuno schieramento politico e né di simpatizzare per alcun partito politico.

Questi punti non hanno e né vogliono avere alcun colorito politico ma sono solo mere riflessioni economiche.

Questa nostra idea è indirizzata alla classe politica indistinta.

 

di Gian Piero Turletti&Gerardo Marciano