Spuntano nuovi prodotti finanziari rivolti ai Retail, tra cui le nuove obbligazioni in dollari a 5 e 10 anni con cedole trimestrali all’8 e 9%.
Il caos generato dai Dazi di Trump è solamente la punta dell’iceberg e nemmeno gli esperti sanno cosa potrà succedere in futuro. Il Presidente degli Stati Uniti vuole mantenere la posizione dominante del dollaro ma i suoi “nemici” cercano di ribaltare la situazione, vedi Cina ma anche Black Rock. In mezzo agli attuali eventi, sicuramente epocali, a rischiare maggiormente potrebbe essere il piccolo risparmiatore, “vittima” anche di mire speculative. Ma andiamo per gradi.
Cosa c’è davvero dietro ai Dazi di Trump?
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Cosa c’è davvero dietro ai Dazi di Trump?
Questa è in realtà una domanda da 1 milione di dollari, perché persino gli esperti si trovano di fronte a numerosi scenari, tutti verosimili. Alcuni analisti credono che il crollo dei Mercati sia in realtà voluto dalla Casa Bianca, perché parte di un piano economico più ampio. Il dollaro stava perdendo potere e l’economia statunitense è stata impoverita nei decenni da un sistema controverso.
In sostanza, un Paese come l’America che detiene la valuta di riserva mondiale deve attuare una strategia che nel lungo periodo porta più danni che guadagni: per far girare i dollari nei Paesi del mondo deve importare più di quanto esporti. Ciò causa un progressivo deficit, che a un certo punto deve essere sanato. Trump sta probabilmente cercando di colmare il deficit con i Dazi, e contemporaneamente abbattere le spese e il debito per “far quadrare i conti”, al tempo stesso mantenendo forte il dollaro. Le Tariffe sarebbero dunque un modo per costringere i Paesi a sottostare ancora alle “vecchie regole”, promettendo sconti a tutti coloro che investiranno nell’industria americana, rendendola di nuovo “grande”.
Di contro, non si può ignorare il fatto che siamo di fronte a un riequilibrio globale del commercio, della sicurezza e dei big della finanza; ognuno gioca a suo favore, tentando di spostare le leve a seconda degli interessi. Ed è qui che entrano in gioco Cina, Russia, Black Rock, le Banche e i retail.
Cos’hanno in comune le nuove obbligazioni in dollari all’8% di Intesa Sanpaolo, la lettera di Larry Fink agli investitori e l’esperimento/minaccia cinese di novembre 2024
Sempre sull’onda dell’incertezza, molti analisti si stanno chiedendo come mai Trump abbia esentato la Russia dalle tariffe. Qui si apre uno scenario inedito, molto ampio e dalle varie sfaccettature. Forse molti stanno sottovalutando la “ritrovata amicizia” tra Putin e la Casa Bianca, che per alcuni Paesi (quelli dell’Europa compresi) potrebbe rivelarsi molto pericolosa.
Nel mentre, si rumoreggia di una prossima dedollarizzazione, anche a seguito degli annunci di Trump circa la volontà di “sostituire” i biglietti verdi con criptovalute. A prevedere una eventualità del genere sono in molti, Black Rock in primis, che di recente ha inviato una “velata minaccia a Trump”. Tramite la lettera annuale agli investitori, ha dichiarato apertamente di non approvare il metodo di cui sopra (reggere la tenuta del dollaro coi dazi) a discapito del rialzo dei tassi da parte della Fed (che garantiscono potere alle Big Three, Black Rock compreso). In sintesi, la finanza “alternativa” di Trump fatta di personaggi come Elon Musk e Thiel, non è ben accetta perché va verso la distruzione della globalizzazione. Ovviamente Black Rock difficilmente andrà in crisi, tanto che sta puntando all’Europa, dove a causa delle politiche del ReArm troverà abbondante materiale speculativo.
In Cina, poi, nella moltitudine di eventi cui abbiamo assistito e che si stanno verificando a livello globale, è andato in atto un esperimento molto interessante: nel novembre del 2024 il ministero delle finanze cinesi ha effettuato un tipo di operazione molto interessante sotto tanti punti di vista: ha emesso titoli di debito in dollari, con l’Arabia Saudita come “tramite” e appoggiata anche da istituti bancari americani ed europei. Una circostanza che costruisce di fatto ampio vantaggio sia a Cina che Arabia Saudita, poiché detentori di una massiccia quantità di dollari. In attesa della “rivoluzione BRICS” (sostituire il dollaro, cosa non facile) questi dollari possono essere utilizzati per scambi commerciali come “asset sottostante”, ovviamente rafforzando l’economia, e sovvertendo al tempo stesso l’egemonia del dollaro.
In Italia, nel mentre, spunta un’altra notizia circa l’emissione, da parte di Intesa Sanpaolo, di due nuovi prodotti finanziari: obbligazioni denominate in Dollari USA con scadenze di 5 e 10 anni, caratterizzate dal taglio minimo pari a 2.000 dollari.
- Cedola Decrescente Dollaro USA con scadenza 5 anni (IT0005642761) offre cedole trimestrali calcolate ad un tasso annuo che parte il primo anno dall’8% lordo, il 2° e 3° anno il 4%, il 4° e 5° anno il 3,50%;
- Cedola Decrescente Dollaro USA con scadenza 10 anni (IT0005642779) offre all’investitore cedole trimestrali calcolate ad un tasso di interesse annuo lordo che parte i primi due anni dal 9%, il 3° e 4° anno il 5% e gli ultimi 5 anni al 4%.
Il rischio è legato all’eventuale svalutazione del dollaro, che danneggerebbe l’investitore tramite il tasso di cambio. Un aumento della valutazione del dollaro, invece, andrebbe ad avvantaggiare il rendimento. Come anticipato poco sopra, non è improbabile che il dollaro vada incontro a importanti oscillazioni, visti i macro movimenti in atto. Il default Usa, insomma, non è poi così impossibile come si poteva pensare qualche anno fa. Investirci nel lungo termine, dunque, potrebbe essere molto rischioso. Soprattutto perché questi prodotti sembrano destinati proprio ai retail.
La sensazione è però che il dollaro sia diventato la nuova “patata bollente” e che si cerchi di far pagare il debito americano ai Paesi più poveri. Il piccolo investitore, in una situazione complessa come quella attuale – in cui ancora, appunto, ogni evoluzione è ancora molto fumosa – rischia di essere utilizzato come “pedina sacrificabile” per scopi molto più grandi. Ecco perché forse sarebbe meglio riuscire a guardare più in grande, cercare di intuire le prossime mosse della finanza globale, ed evitare di farsi abbagliare da “facili e sicuri guadagni”.