La Gallinara, affascinante isola e riserva naturale situata nella provincia di Savona, negli ultimi mesi è stata messa in vendita dai vecchi proprietari. Inizialmente l’idea che si vendesse l’isola a un magnate ucraino ha scatenato l’indignazione dei locali e si è richiesto a gran voce di farla tornare nelle mani della Regione Liguria. La vox populi si è fatta sentire e ha vinto con le sue ragioni, ma non si sa ancora quale sarà il suo destino. Queste sono le peripezie dell’isola Gallinara, palleggiata fra il privato e il pubblico.
La storia passata
L’isola a forma di tartaruga è uno dei luoghi più inaccessibili e iconici della riviera ponentina. Il suo nome prende nome dalle galline, animali autoctoni di quel territorio al tempo degli antichi Romani. Attualmente è famosa per essere uno dei posti di maggior nidificazione dei gabbiani reali. Per lungo tempo, quest’isolotto ospitò diversi Santi durante il loro eremitaggio. A testimonianza della sua importanza religiosa di questo luogo è presente la chiesa di San Martino, visibile a occhio nudo dalla terraferma. Nonostante ogni tipo di attività subacquea sia proibito a causa di ordigni inesplosi del periodo bellico, l’area circostante rappresenterebbe un punto ideale per le immersioni.
Le peripezie dell’isola Gallinara, palleggiata fra privato e pubblico
Fino a poco tempo fa, l’isola era di proprietà di diversi privati che avevano il compito di tutelare le sue bellezze naturali. Nell’agosto del 2020 ha cominciato a circolare la notizia che Olexandr Boguslayev avesse acquistato la Gallinara per 25 milioni di euro. L’indignazione della popolazione alassina e albenganese che ha invocato insistentemente il diritto di prelazione, ha portato a galla nuove possibilità per il futuro di quest’isola. Il Ministero dei Beni Culturali ha comunicato il 19 settembre del 2020 il progetto di aprirla al pubblico in collaborazione con il Museo Archeologico di Albenga. Lo spazio verrà usato per visite guidate e per esposizioni in modo da valorizzare l’importante passato dell’isolotto ingauno.
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