I motivi per cui il coronavirus potrebbe essere il cigno nero più importante della storia

Basterebbe dare un’occhiata alla tabella seguente per capire che non ci sono molti motivi razionali per spiegare quanto sta succedendo nel mondo a causa del coronavirus. Nel 2009 l’influenza suina ha avuto una diffusione a livello mondiale causando un gran numero di morti, ma i mercati azionari non ne hanno risentito affatto. Anzi, il 2009 è stato l’anno della rinascita della tendenza rialzista che ha poi portato ai massimi storici di inizio 2020. Guardando questi dati, quindi, risultano essere incomprensibile i motivi di quanto sta accadendo in queste settimane sui mercati azionari di tutto il mondo.

Chiaramente, il coronavirus renderà la nostra vita tutt’altro che normale per un periodo di tempo, e i media amplificheranno questa situazione. Tutto questo ci porta ad un’economia non così normale.

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La tabella mette a confronto il tasso di mortalità di diversi virus degli ultimi 50 anni (clic sulla foto per ingrandirla): attenzione, la tabella fa riferimento a dati diffusi il 31 gennaio, perciò il nuovo coronavirus è riportato col nome Wuhan nCoV-2019, anziché SARS-CoV-2 (Covid-19 è il nome della malattia). | CDC/WHO; ELAB. FOCUS.IT

L’impatto sull’economia con particolare attenzione a quella americana

L’impatto sulla Cina derivante da questa crisi sarà duplice. Da un lato come consumatore di beni di produzione americana e dall’altro come produttore per il mondo intero.

Prima di andare a discutere l’impatto di questa duplice veste della Cina, vogliamo evidenziare un aspetto di come è organizzata la catena di produzione in un mondo globalizzato.Il principio guida è quello che in gergo viene denominato just-in-time (cioè il costo): tutte le merci vengono prodotte nel momento in cui il mercato ne ha bisogno. Questo principio è chiaramente non adatto a fronteggiare situazioni di shock.

Se la crisi del coronavirus continuerà per un periodo di tempo prolungato, colpirà sicuramente l’economia globale a medio termine e la Cina a lungo termine. Il governo cinese deve, quindi, fare una scelta: mantenere l’isolamento e contenere il virus, ma minare il suo status di produttore verso il mondo rischiando un esodo a lungo termine della produzione. Oppure abolire le restrizioni di viaggio e rimandare le persone al lavoro, rischiando un’ulteriore diffusione del virus, portando a un numero maggiore di persone malate, più chiusure e più perdite di vite umane. Nel bene e nel male, quest’ultima strada sembra essere quella che il governo cinese sta prendendo ora: la gente sta tornando al lavoro.

Questa scelta sembra andare nella direzione di favorire l’economia americana.

L’impatto sull’economia americana

Qualora la Cina dovesse propendere per aumentare l’isolamento, il consumo cinese di beni stranieri diminuirebbe sicuramente, colpendo alcune aziende più di altre (ad esempio, le vendite di auto sono diminuite del 92% a febbraio). Tuttavia dal punto di vista delle grandi imprese, le esportazioni americane verso la Cina ammontano a circa 100 miliardi di dollari:  il nulla se confrontato  all’economia americana che vale 21 trilioni di dollari.

Un impatto maggiore sarà avvertito dall’interruzione dell’attività produttiva cinese. Le città in quarantena, le fabbriche chiuse e le restrizioni di viaggio hanno avuto un impatto sulla produzione cinese. La Cina ha registrato uno dei peggiori numeri di produzione per il mese di febbraio nella storia. Gli Stati Uniti importano dalla Cina merci per un valore di circa 350 miliardi di dollari, che da solo non è un numero paralizzante. Gran parte di questa cifra commerciale, però, riflette i componenti che la Cina produce per i prodotti di consumo. Se manca un componente da 10 dollari che serve per costruire un’auto,  l’auto da 30.000 dollari non si può vendere.

La crisi attuale come opportunità

Non sappiamo per quanto tempo il coronavirus persisterà, ma si estinguerà naturalmente. C’è, però, un dato di fatto. Se gli Stati Uniti andranno in isolamento, sarà solo una questione di tempo prima di entrare in recessione. In verità, l’economia americana è in ritardo per la recessione; non ce n’è stata una in 11 anni. Le recessioni non sono la fine del mondo; sono un processo naturale “elimina” i più deboli. Le recessioni sono un bene per l’economia nel lungo periodo, anche se il breve termine è doloroso, non solo per gli investitori ma anche per le persone che vengono licenziate. Ma come il virus che l’ha causata, le recessioni finiscono e il mondo va avanti.

Una dimostrazione grafica di quanto scritto è visibile nel grafico seguente, dove le linee rosse rappresentano i periodi di recessione.

Recessione o crescita questo è il dilemma