Si parla di “miliardi bruciati” quando le vendite superano gli acquisti, e quando i prezzi alla chiusura delle Borse sono più bassi che in partenza.
In realtà i soldi non bruciano, non vanno a fuoco e non spariscono magicamente chissà dove. Purtroppo però, leggere di “miliardi andati in fumo” a causa di oscillazioni di Mercato, può innescare ansia nell’investitore, che diventa quindi più esposto a commettere errori. Dopo i Dazi di Trump si è assistito a un crollo generalizzato dei Mercati, ma non è la prima volta che avvengono shock finanziari, e sono molti gli eventi di questo tipo, come la storia insegna. Di recente stiamo assistendo – nuovamente – alla divulgazione di espressioni che però potrebbero indurre confusione negli investitori, soprattutto quelli meno esperti.
Che fine fanno i soldi “bruciati” in Borsa?
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Negli ultimi giorni, man mano che si è concretizzata la “guerra commerciale” di Trump, i Mercati hanno reagito con pessimismo, preoccupazione e ansia. Ciò significa che alcuni investitori hanno venduto le azioni di società che ritenevano poco sicure/profittevoli, e di contro la domanda di acquisto verso dette società è crollata. Questo meccanismo è normale in un Mercato, e si rifà alla classica formula dell’offerta/domanda. Ma quando si verifica questa dinamica non vuol dire che il denaro vada davvero “al macero”, o “in fumo” come si usa dire.
Quello che accade nel concreto è che le società interessate subiscono una perdita di valore momentanea perché poi, sul lungo periodo, i mercati azionari tendono a recuperare. Anche dopo crisi molto profonde. Nel mentre, le società che hanno visto crolli e diminuzione della capitalizzazione continuano a lavorare come sempre, e a perderci è eventualmente il venditore delle azioni che ottiene meno liquidità di quanto desiderato.
Sono davvero così temibili gli shock finanziari? La storia e i dati ci insegnano altro
Guardando al passato, fonte preziosa di insegnamenti per il presente e il futuro, ci troviamo di fronte a dati molto “rassicuranti” pensando ai crolli finanziari. In oltre 100 anni nonostante guerre, disastri ambientali, epidemie o bolle speculative, il rendimento reale dell’azionario Usa ha sempre visto il segno positivo in media del 5-6%.
L’Italia, secondo uno studio pubblicato dalla banca svizzera Ubs, non ha offerto grandi performance a dire il vero, e “il ritorno reale annualizzato delle azioni tricolore è stato del 2,4%“, arrivando penultimo tra i Paesi presi a campione. L’Europa ha fatto meglio, offrendo un “ritorno annualizzato reale delle azioni del 4,1%, e quello dei bond dello 0,8%“. Ma questo non significa che la recente crisi innescata dai dazi potrà fare più danni di quelli già subiti con le guerre, le catastrofi, la perdita delle colonie, l’inflazione e la svalutazione della moneta.
In conclusione, i “miliardi bruciati” sono calcolati su un’ipotesi praticamente impossibile nel concreto, ovvero l’acquisto di mattina da parte di un solo investitore di tutte le azioni che hanno perso, se le avesse vendute tutte la sera stessa. Guadagni e perdite, dunque, sono soggettive, e si verificano solamente in base alle scelte del singolo trader, che ovviamente dovrà tenere in conto le oscillazioni, gli eventi e le tendenze del momentum per ideare la sua personale strategia.