Arrivano importanti novità dal Fisco, tutte a vantaggio de debitori: la proposta di un “condono totale”, delle cartelle esattoriali.
Non sempre il fisco riesce a recuperare tutte le somme che gli spettano. Negli ultimi anni si è assistito ad un riavvicinamento verso i contribuenti, grazie alle varie rottamazioni e allungamento delle tempistiche di rateizzazione dei debiti. Tuttavia, c’è ancora un “gruzzolo di 500 miliardi” su cui lo Stato non riesce a mettere le mani.
Nei giorni scorsi Roberto Benedetti, presidente della Commissione speciale nominata dal Ministero dell’Economia, ha confermato proprio questo dato: -“537,8 miliardi di euro in cartelle esattoriali, che lo Stato difficilmente riuscirà a recuperare“. Un dato però che sembra solamente parziale, poiché i debiti ancora non riscossi pare che ammontino al doppio, circa 1.200 miliardi. Ecco il perché di una proposta che potrebbe risollevare gli animi dei debitori che effettivamente non riescono a pagare quanto dovuto.
Cosa succederà alle cartelle esattoriali dal 2000 al 2010: arriva il condono totale?
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La pressione fiscale in Italia è ormai arrivata al 50%, come si evince dagli ultimi dati ISTAT, e il potere d’acquisto delle famiglie è sceso dello 0,6%; negli ultimi anni, molti contribuenti non sono più riusciti a pagare le tasse, o sono falliti/deceduti e non ci sono eredi su cui vantare il credito.
Per tutte queste ragioni, il Governo sta pensando alla cancellazione definitiva di tantissime cartelle esattoriali, probabilmente relative agli anni 2000-2010. Se ciò avverrà, il beneficio non sarà solamente verso i contribuenti che tanto non avrebbero pagato comunque (magari perché tutelati dalle stesse Leggi che consentono il non pignoramento dei beni in casi eccezionali), ma anche per l’Agenzia delle Entrate in forma di risparmio delle spese. Come sappiamo, infatti, inviare lettere e notifiche, o pignorare/riscuotere talvolta costa più di quanto riesca a incassare. Al momento, si sa che gli interessati sarebbero milioni di contribuenti e in particolare:
- nullatenenti o che hanno beni non pignorabili (prima e unica casa, depositi in banca sotto i 1500 euro);
- soggetti falliti;
- deceduti e i cui debiti non possono passare agli eredi;
- situazioni in cui la spesa per la riscossione supera l’importo spettante al Fisco;
Sostanzialmente dunque, siamo di fronte a una potenziale svolta epocale per quanto riguarda la riscossione di debiti. Anche perché le misure (ancora attive tra l’altro) di rateizzazione hanno innescato un effetto ambivalente. Da una parte ha incentivato alcuni debitori a pagare quanto dovuto, grazie alle agevolazioni e agli “sconti”. Ma dall’altra ha innescato una mentalità controversa, spingendo i contribuenti a non pagare, aspettando nuovi condoni.